Una persona affetta da diabete deve porre molta attenzione alla propria alimentazione, soprattutto ai carboidrati perché, al loro interno, contengono una buona quantità di zucchero.

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Ciò però non significa dover eliminare tassativamente pane e pasta.

E dunque, come fare? Lo scopriamo assieme in questo articolo.

Diabete e carboidrati

Le linee guida SID (Società italiana di diabetologia) ci dicono che l’alimentazione prevista per un diabetico non è poi così diversa rispetto a un individuo non soggetto a tale patologia.

Anche per i diabetici viene consigliata la dieta mediterranea dove è prevista la presenza dei carboidrati (macronutriente), i quali raggiungono un 50-60% delle calorie giornaliere.

Dunque, avere il diabete non significa dover eliminare totalmente i carboidrati. Quest’ultimi, se assunti seguendo un piano alimentare strategico, non influiscono negativamente in quello che è l’andamento della patologia.

Anche in caso di diabete di tipo 2 i carboidrati devono essere presenti. Più noi sbilanciamo la dieta e più diventiamo inflessibili a livello metabolico. Ovvero, riusciremo sempre meno a gestire quel specifico macronutriente.

Per cui, il segreto per abbassare la glicemia non è quello di eliminare completamente i carboidrati, nemmeno quando c’è una patologia cronica come il diabete.

È importante creare un buon rapporto tra carboidrati e grassi e, in base alla risposta della singola persona, sarà possibile creare il corretto equilibrio alimentare.

Tuttavia, il solo piano alimentare corretto non è sufficiente: dovrai essere costante nel movimento e nell’allenamento.

Se non ami la palestra, anche la camminata ti aiuterà moltissimo.

Altre cause correlate a iperglicemia e diabete

Quando si riscontra l’iperglicemia o il diabete (accumulo di glucosio nel sangue) la prima cosa che ci viene da fare è quella di incolpare i carboidrati e, dunque, i glucidi.

In realtà, non è proprio così. L’aumento della glicemia può dipendere da diversi fattori. Banalmente, potrebbe riguardare proprio la quantità di zuccheri  e carboidrati che ingeriamo durante la giornata. L’eccesso di zucchero potrebbe avere difficoltà nell’entrare all’interno delle cellule e, di conseguenza, il nostro corpo iniziare a non gestirlo correttamente.

Una eccessiva quantità di glucosio nel sangue potrebbe essere causata anche da una problematica legata al fegato. Se quest’ultimo è diventato insulino-resistente significa che, dopo un pasto, continua a immettere glucosio nel sangue, aumentando, così, l’iperglicemia.

Un’altra causa potrebbero essere anche gli ormoni contro insulari (glucagone, adrenalina, cortisolo, GH): continuano a essere attivi e spingono la liberazione di glicogeno anche se la glicemia è già alta.

Infine, la ragione più comune è che, semplicemente, l’eccesso energetico (e non soltanto di carboidrati) ha creato una insulino-resistenza dei GLUT-4 (recettori del glucosio) all’interno delle cellule.

L’insulino-resistenza può essere data da:

  • accumulo di glucosio nel sangue,
  • accumulo di acidi grassi liberi,
  • danneggiamento mitocondriale (nel tempo si trasforma in insulino-resistenza e lo si vede all’esterno della cellula),
  • un mix di tutti questi fattori,

L’accumulo di acidi grassi liberi abbassa l’affinità dei recettori GLUT-4 al glucosio, causando, così, l’insulino-resistenza.

Il picco glicemico

Il picco glicemico non deve spaventarti, è normale che si verifichi. Il dato che dobbiamo prendere in considerazione non è la glicemia che sale, piuttosto, si deve esaminare il suo calo dopo il pasto.

Poni attenzione alla curva glicemica. Mediante quest’ultima possiamo capire come l’insulina del paziente gestisce la glicemia post-prandiale.

Se invece per paura del picco glicemico si evita la totale assunzione di carboidrati, si rischia di perdere la massa muscolare, i volumi muscolari, le energie, la forza di allenarsi.

I carboidrati non sono completamente essenziali, però, sono molto importanti e assumerli nelle corrette dosi è possibile.

Iperglicemia: la risolvo mangiando meno carboidrati

Erroneamente si pensa che se si mangia meno carboidrati, di conseguenza, l’iperglicemia migliorerà. Purtroppo, non è così.

Ovviamente, riducendo la quantità di carboidrati assumerai meno energia e, di conseguenza, la glicemia migliorerà. Ma quest’ultima può migliorare anche se perdi peso e se fai più movimento fisico.

Per cui, eliminare i carboidrati non è necessario: ti basterà scegliere uno stile di vita sano.

Il danno ossidativo

Se noi diamo troppe energie al nostro organismo abbiamo una sovrapproduzione di radicali liberi. Quest’ultimi danneggiano, per esempio, i mitocondri.

Dunque, pensare che l’iperglicemia o il diabete siano causati solamente da una quantità elevata di carboidrati è sbagliato.

In una dieta normo-ipocalorica, i carboidrati migliorano il metabolismo glucidico.

Pasta e pane sono responsabili dell’insulino-resistenza solo se mangiati in quantità scorrette.

Attenzione al peso corporeo

È importantissimo porre attenzione alla propria alimentazione e attuare uno stile di vita salutare. Anche il peso corporeo, se necessario, dovrà essere ridotto, magari adottando una dieta low-carb o low-fat. Oppure, ancora, se preferisci, la dieta mediterranea.

Queste diete funzionano perché permettono di ottenere un deficit energetico che porta la persona a dimagrire.

Uno dei fattori principali che determinata l’insulino-resistenza è la dimensione della adipocita. Più la cellula grassa è gonfia, maggiore sarà l’insulino-resistenza. Se invece quest’ultima si sgonfia, riuscirà a produrre una maggiore quantità di adiponectina (ormone). Questo è un ottimo risultato perché l’adiponectina migliora la sensibilità insulinica.

Dunque, una perdita di peso, a prescindere dalla strategia utilizzata, migliorerà la tua sensibilità insulinica.

I problemi renali ed epatici

In Italia, moltissimi soggetti affetti da diabete riscontrano anche dei problemi renali. Bisogna, in questi casi, stare attenti alle quantità di proteine assunte.

Se stai seguendo una dieta chetogenica comunica subito al tuo nutrizionista il tuo quadro clinico.

Diabete e carboidrati: la letteratura scientifica

La letteratura scientifica parla chiaro: chi assume carboidrati riesce a condurre una qualità di vita migliore.

Ovviamente, non tutti possono inserire nel proprio piano alimentare le medesime quantità. Per cui è importante rivolgersi sempre al proprio medico.

Non siamo tutti uguali

Ognuno di noi è un essere vivente unico e non paragonabile.

Ogni condizione patologica deve essere seguita da un medico e sarà quest’ultimo a creare la strategia alimentare perfetta per il paziente.

In caso di diabete, dovrai farti seguire da un diabetologo. Successivamente, un percorso con un nutrizionista sarà utile per individuare il piano alimentare che più si adatta alle tue esigenze.

Evita i “metodi già pre-impostati”, i guru che ti promettono di ottenere il massimo della resa in poche settimane o le mode del momento.