Lo spettro autistico necessita di una diagnosi oltre che precoce, corretta.

Tutt’oggi, moltissimi operatori che lavorano in campo medico non conoscono, in modo adeguato, lo spettro autistico.

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Il risultato sono diagnosi sbagliate che, a loro volta, creano seri danni.

Diagnosi: valutare i primi segnali

Una diagnosi tempestiva è fondamentale, ma, prima di tutto, è importante analizzare le varie fasi di vita del bambino. Se determinati comportamenti non si sono manifestati, questo, potrebbe essere un campanello d’allarme molto importante.

Non esistono atteggiamenti determinanti, tuttavia, si deve tenere conto di alcuni “segnali inequivocabili”.

Se nel corso dei primi due anni di vita un bambino non sorride mai, non gioisce, non emette suoni o vocalizzi, non fa alcun tipo di gesto, non parla o non pronuncia almeno due parole connesse tra loro, è consigliato un consulto medico.

Diagnosi: quali esami fare?

Per ottenere una diagnosi quanto più corretta possibile, è necessario coinvolgere un team di professionisti, quali: psichiatri, psicologi, neurologi pediatri ed esperti in problemi del linguaggio.

Il primo passo da compiere prevede una serie di analisi e test valutativi. In base poi ai risultati ottenuti, il team di medici deciderà come procedere.

Al momento, non esiste alcun esame diagnostico specifico per lo spettro autistico. Per cui, non essendoci un’unica strada da percorrere, arrivare a una risposta non è così semplice e immediato.

Tuttavia, l’età scolare – quindi 6-8 anni – rappresenta quel lasso di tempo perfetto che permette di avere un quadro clinico più chiaro.

Per una diagnosi corretta: analisi e test di valutazione

Si procede dapprima con un esame obiettivo. Quest’ultimo è importante perché serve per stabilire la natura della sintomatologia escludendo, di conseguenza, patologie – es. uditive – che non centrano nulla con il soggetto.

Dopodiché, si prosegue, dapprima con delle analisi del profilo genetico e poi, successivamente, con:

  • un test specialistico che valuta l’interazione sociale, le capacità comunicative e del comportamento,
  • un test specialistico che stabilisce lo sviluppo del linguaggio maturato,
  • un esame neurologico,
  • un questionario (rivolto ai genitori),

Come si definisce il livello di gravità dello spettro autistico

In psichiatria esistono due principali sistemi di classificazione, tra cui il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM).

Per quanto riguarda l’autismo, la gravità di tale condizione viene espressa in un sistema di livelli. Quest’ultimi valutano l’intensità del supporto necessario in tre aree principali:

  • comunicazione sociale,
  • comportamenti ripetitivi stereotipati,
  • difficoltà sensoriali,

Questo approccio non si focalizza solamente sui sintomi, piuttosto, identifica il grado di assistenza di cui la persona ha bisogno per affrontare adeguatamente la vita nella sua quotidianità.

I livelli di difficoltà nelle persone che soffrono di autismo

Il livello 1 richiede un supporto minimo. In questo caso, la persona coinvolta è in grado, nonostante alcune difficoltà nelle interazioni, a gestire autonomamente situazioni sociali.

Il livello 2 richiede un supporto più sostanziale e le difficoltà sono più rilevanti in quella che è la comunicazione sociale. I comportamenti sono inoltre rigidi e ripetitivi. Si manifesta la necessità di un supporto regolare per quelle che sono le interazioni sociali e la vita di tutti i giorni.

Il livello 3 si riferisce ai pazienti che necessitano di un supporto sostanziale. Si tratta di un livello di funzionamento caratterizzato da difficoltà gravi nella comunicazione verbale, mentre, i comportamenti sono molto rigidi. Questa condizione limita notevolmente l’autonomia del soggetto. Tutte le persone nello spettro autistico a questo livello hanno bisogno di un’assistenza intensiva e costante anche per la gestione delle attività più basilari. Inoltre, quest’ultima è importante anche per preservare la sicurezza della persona stessa e quella degli altri.

Esiste un trattamento specifico per lo spettro autistico?

L’autismo è una neurodiversità permanente. Tuttavia, però, esistono delle strategie e interventi di supporto che, se sapientemente utilizzati, possono aiutare il paziente e la sua famiglia.

Le strategie adoperate sono:

  • terapia cognitivo-comportamentale,
  • terapia logopedica e analisi comportamentale applicata,
  • terapia familiare,
  • fisioterapia e terapia occupazionale,
  • comportamento verbale,
  • interventi per lo sviluppo-relazione,

L’obiettivo è quello di rafforzare i punti di forza del soggetto, ma, allo stesso tempo, è importante anche imparare a gestire e minimizzare le difficoltà.

Grazie a queste strategie si cerca di dare alla persona gli strumenti necessari al fine di riuscire a creare una buona rete sociale.

Una cura farmacologica

Non esiste alcun farmaco approvato e specifico per l’autismo. Il medico potrebbe però consigliare l’assunzione di:

  • melatonina per i disturbi del sonno,
  • antidepressivi,
  • anticonvulsivanti per l’epilessia,
  • metilfenidato per l’ADHD,
  • antipsicotici per l’ansia o l’eccessiva aggressività,

L’importanza della figura del medico

Quando si parla dell’universo del neurosviluppo e delle neurodivergenze, ogni persona rappresenta un elemento unico. Ogni individuo ha delle sfumature cliniche e personali diverse, per cui, viene richiesta un’estrema sensibilità e cautela.

La prudenza è fondamentale perché un’ipotesi diagnostica o un intervento d’aiuto non possono mai essere dei semplici atti tecnici e meccanici.

Piuttosto, sono azioni che toccano la vita, la percezione di sé e il futuro di persone reali inserite in un mondo reale.

Senza prudenza e umiltà, ogni medico e psicologo – così come qualsiasi figura che opera in campo sanitario – rischierebbe di applicare nozioni spersonalizzate.

Non esiste un protocollo uguale per tutti: ogni paziente merita la giusta attenzione e un proprio percorso.

Le conoscenze sul neurosviluppo sono basate su evidenze scientifiche e sono in continua evoluzione. E, si spera, nei prossimi anni evolveranno ancora di più.

Per cui, ogni intervento deve essere ben equilibrato da un’apertura mentale e una disponibilità al confronto.

Una diagnosi sbagliata

È importante, nella fattispecie dello spettro autistico, lavorare bene sul piano diagnostico perché, in caso contrario, significherebbe fornire una terapia sbagliata al paziente, rischiando, così, di creare serissimi danni.