L’autismo è una patologia che può influenzare le capacità di interazione e comunicazione sociale del soggetto coinvolto.


In questo primo approfondimento dedicato all’autismo affronteremo, dunque, molti aspetti tipici di questa neurodiversità.
Che cos’è l’autismo?
L’autismo, caratterizzato da una forte componente genetica, è un aspetto della neurodiversità umana e rappresenta una variante unica del neurosviluppo.
Tale condizione emerge nei primi anni di vita di un bambino e le manifestazioni potrebbero essere:
- difficoltà nella comunicazione sociale,
- comportamento non comune all’età del soggetto,
- mancata connessione con l’ambiente,
- interessi e attività ristretti, intensi e focalizzati,
I soggetti affetti da spettro autistico possono anche mostrare talenti straordinari e abilità che emergono dalla loro visione del mondo e da schemi di pensiero che, spesso, sono diversi rispetto ai nostri.
Quando si manifesta l’autismo?
I segnali più evidenti si manifestano attorno ai 2 o 3 anni.
Anche se, tale condizione, si palesa in maniera importante con l’avvio del percorso scolastico, quando cioè il bambino inizia ad avere le prime esperienze sociali al di fuori della propria famiglia.
Quando l’autismo diventa una patologia?
Può l’autismo generare disagio mentale? Questa è una domanda chiave ed è molto importante approfondire questo punto.
Per affrontare il tema dell’autismo inteso come disturbo, è fondamentale fare una distizione fra spettro autistico inteso come un insieme di variazioni naturali del neurosviluppo e disturbi dello spettro autistico che, invece, si riferiscono a condizioni più complesse e specifiche. Tra l’altro, quest’ultime sono spesso associate a difficoltà di adattamento e funzionamento sociale.
L’autismo non è un’entità uniforme e le sue manifestazioni sono molteplici. Queste potrebbero essere lievi differenze della modalità di percezione e interazione con il mondo, fino a difficoltà che in determinati contesti possono richiedere interventi specifici.
La linea che separa una variante autistica non patologica da un disturbo dello spettro autistico dipende da un insieme di fattori, quali:
- l’ambiente in cui una persona vive,
- il livello di inclusività della società,
- l’atteggiamento culturale verso la neurodiversità,
- la presenza o meno di plus dotazione o di deficit cognitivo,
- le caratteristiche della famiglia di origine,
- la possibilità di accedere a identificazioni precoci di questi disturbi,
- un supporto adeguato e immediato,
In un ambiente sociale che offre sostegno, comprensione e accomodamento, molte persone con caratteristiche autistiche potrebbero, in realtà, vivere senza disagi significativi (entro, chiaramente, certi limiti).
Allo stesso tempo, in un contesto opposto, dove cioè le persone sono meno disponibili nel considerare le specifiche necessità delle persone neurodivergenti, le vulnerabilità potrebbero essere molto più marcate e limitanti creando gravi sofferenze e isolamento sociale.
Alcune persone affette dallo spettro autistico possono presentare evidenti e profonde difficoltà, per esempio, nel linguaggio, nelle funzioni esecutive, nella connessione, nella comprensione sociale e tante altre cose che possono compromettere la qualità della vita e la stessa autonomia.
Talvolta diventa complesso anche avere un’adeguata relazione con il mondo e con le persone, specialmente se sono presenti deficit cognitivi che potenziano questo carico di fragilità.
L’autismo, spesso, viene poi associato anche ad altre condizioni, quali:
- disturbi dell’apprendimento,
- sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD),
- sindrome di Tourette,
- epilessia,
- ansia,
- disprassia,
- disturbo ossessivo-compulsivo,
- depressione,
- disturbo bipolare,
- disturbo del sonno,
- sclerosi tuberosa,
Le difficoltà legate alla comunicazione sociale
Le difficoltà legate alla comunicazione sociale sono molteplici.
Lo sviluppo del linguaggio è una delle primissime problematiche da dover affrontare: spesso, quest’ultimo, è in netto ritardo rispetto agli altri bambini. Ma già da piccolissimi, coloro che soffrono di autismo tendono a evitare qualsiasi forma del linguaggio parlato.
Anche la ripetizione di un set di parole o brevi frasi è molto comune quando si deve comunicare una necessità o uno stato d’animo. Così come la tendenza a ripetere continuamente frasi e parole appena sentite.
Il tono della voce è quasi “standard e impostato”: è uniforme, non varia quasi mai e non si adegua alla situazione attuale.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è – spesso – la non risposta alla pronuncia del loro nome. Questa sfumatura viene, alle volte, concepita come una problematica legata a problemi di udito, ma in realtà, non è così.
Ulteriori problemi legati alla comunicazione sociale potrebbero essere:
- contatto visivo non gradito,
- preferenza nel giocare da soli,
- scarso interesse verso nuove potenziali amicizie,
- difficoltà nell’esprimere emozioni,
- invadenza anche con persone che non si conoscono,
- espressioni facciali inesistenti,
Le difficoltà legate ai comportamenti limitati e ripetitivi
Come abbiamo visto, un aspetto tipico di chi soffre di spettro autistico è la tendenza ad avere dei comportamenti limitati e particolarmente ripetitivi.
Tra quelli più comuni ritroviamo:
- movimenti eseguiti in modo ripetitivo (es. dondolarsi avanti e indietro per un lasso di tempo anche lungo),
- azioni abitudinarie,
- difficoltà nell’adattamento a nuove routine o abitudini,
- utilizzo dei giochi con modalità diverse rispetto al loro vero scopo,
- tendenza ad annusare tutto (persone comprese),
- pochissimi interessi,
- sensibilità a determinati suoni o luci,
- essere in costante movimento,
Un altro aspetto comune riguarda il cibo: o lo si ama volendo mangiare la stessa pietanza ogni giorno o lo si odia completamente.
Autismo ad alto e basso funzionamento
Esiste l’autismo ad alto e basso funzionamento. La stessa patologia può avere tante sfumature diverse e non per tutti equivale la stessa gravità.
Si parla di autismo ad alto funzionamento (HFA) quando la persona coinvolta ha un QI totale superiore a 65/70 e quando lo sviluppo relativo al linguaggio verbale è piuttosto buono. Non sono presenti, in questo caso, disturbi neurologici e, dunque, non c’è una disabilità intellettiva.
L’autismo ad alto funzionamento è un disturbo dello spettro autistico in forma lieve. Il paziente riesce a parlare, leggere, scrivere e gestire le più normali attività quotidiane come vestirsi e mangiare in completa autonomia.
L’autismo a basso funzionamento (LFA), invece, presenta un quadro clinico opposto. Si associa il deficit cognitivo ad altri sintomi invalidanti che richiedono un’assistenza costante durante la giornata.
La plus dotazione
Chi si trova, invece, sul versante opposto, ovvero nell’ambito della plus dotazione con un quoziente intellettivo elevato, ha la possibilità di favorire, nettamente, lo sviluppo di modalità di funzionamento adattativo.
Una famiglia informata e sensibile, anche nei casi più gravi di autismo, può fare davvero la differenza e, offrire degli strumenti emotivi di supporto, faciliterà la gestione della quotidianità.
Un approccio inclusivo, umile, prudente e rispettoso non elimina la patologia. Piuttosto, serve a mettere in evidenza l’esperienza di ciascun individuo nello spettro autistico e quanto l’interazione tra le sue caratteristiche e il contesto che lo circonda possano influire.
Quando una persona viene considerata autistica
Una persona viene considerata autistica quando in essa è presente un disadattamento che genera una sofferenza clinica significativa.
Oggi l’autismo è inteso come un ampio spettro di condizioni del neurosviluppo e può riguardare vari gradi di difficoltà nella comunicazione sociale, così come diverse tipologie di comportamenti ripetitivi e ristretti.
Si utilizza la parola “spettro” perché si manifesta una continuità di manifestazioni molto diverse fra loro: dal cosiddetto “alto funzionamento” fino a forme più problematiche e gravi. In questo secondo caso, l’assistenza diventa continua se, tale gravità, è da intendere come associazione a una disabilità cognitiva.
