Nell’immaginario comune si è sempre pensato che lo spettro autistico e la sindrome di Asperger fossero due patologie ben diverse ed estranee tra loro.

Sindrome di Asperger, spettro autistico, correlazione

In realtà, però, leggendo questo articolo scoprirai che non è così e che spettro autistico e sindrome di Asperger hanno molto in comune.

Le origini del termine “autismo”

Il termine “autismo” fu coniato ufficialmente nel 1911 dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler (1857-1939), il quale utilizzava questa parola per descrivere un aspetto ben preciso della schizofrenia.

Bleuler è considerato uno dei più importanti psichiatri europei e, grazie ai suoi studi, contribuì, in maniera significativa, alla moderna psicopatologia.

In origine, dunque, quando si parlava di autismo ci si riferiva a una sorta di distacco o isolamento dal mondo esterno. Una caratteristica che, appunto, Bleuler riscontrava nei pazienti schizofrenici.

Tuttavia, il termine autismo voleva anche indicare una componente descrittiva legata a molte altre aree della diversità e sofferenza umana.

Gli studi dei ricercatori Leo Kenner e Hans Asperger

A partire dagli anni ’40, i ricercatori Leo Kanner (1894-1981) e Hans Asperger (1906-1980) iniziarono a utilizzare il termine autismo per descrivere determinati comportamenti osservati in alcuni bambini che presentavano delle difficoltà nella comunicazione sociale, ma non solo. I disagi includevano anche gli interessi – di solito ristretti e ripetitivi – così come una forte tendenza all’isolamento.

Gli studi compiuti da Kanner e Asperger furono determinanti perché contribuirono a una importante evoluzione del significato stesso del termine.

Il significato del termine “autismo” oggi

Con gli anni avvenire, il termine autismo venne notevolmente distaccato dal concetto di schizofrenia.

Ad oggi possiamo dunque affermare che l’autismo è associato a una categoria a sé stante e lo si cita quando si vuole intendere un diverso funzionamento mentale. Così come i disturbi dello spettro autistico.

Il disturbo di Asperger correlato allo spettro autistico

Il disturbo di Asperger, che una volta era considerato una diagnosi separata, oggi è incluso all’interno dell’ampio spettro autistico nella classificazione del DSM-5.

In realtà, però, ci sono diverse controversie perché molte persone affette da sindrome di Asperger non vogliono appartenere a una dimensione di patologia.

Altre, invece, si identificano con l’etichetta di persone con spettro autistico ma non con quella di diagnosi di Asperger. L’autismo viene inteso, in questo caso specifico, come parte integrante dell’identità piuttosto che parte di un disturbo.

Il termine “Asperger”

Il termine “Asperger” porta con sé una pesante controversia storica legata alla figura di Hans Asperger. Fu lui il primo a descrivere questa sindrome di autismo a bassissimo livello di supporto. E, da qui, nasce il nome, appunto, “Asperger”.

La controversia deriva dal fatto che questo medico collaborò con il regime nazista partecipando in prima persona anche a politiche neogenetiche che prevedevano la selezione, così come la soppressione, di bambini con disabilità intellettive.

Questo è uno dei motivi principali per cui molte persone si oppongono fermamente all’utilizzo del termine Asperger.

Per questo motivo si sta cercando di “smantellare” questa parola per far sì che non venga più utilizzata.

Tuttavia, il percorso sarà molto lento perché tale concetto è fortemente radicato nella cultura occidentale e, chi lo utilizza, non sempre conosce l’origine di quest’ultimo.