Dover convivere con l’ansia e gli attacchi di panico non è affatto semplice.
In questo approfondimento, però, vogliamo provare a metterci dal lato opposto, ovvero, in quello dei familiari: come si può essere d’aiuto?


Quali sono le parole giuste da dire per un corretto supporto?
Scopriamolo assieme.
Ansia clinica e attacchi di panico
L’ansia clinica e gli attacchi di panico possono essere intensi e destabilizzanti.
La sensazione di perdita di controllo è terribile: si pensa di impazzire, di avere un attacco di cuore, si percepiscono dolori fisici come giramenti di testa o affaticamento nel respirare.
Le sensazioni che provocano l’ansia e gli attacchi di panico non si possono spiegare a parole. O meglio, si può provare, ma comprendere lo stato di smarrimento che si vive in quel preciso momento è complesso e complicato.
Allo stesso tempo, però, non significa che non si possa essere di supporto, anzi. Tuttavia, prima di essere d’aiuto bisogna comprendere che cos’è l’ansia e cosa sono gli attacchi di panico: solo se abbiamo gli strumenti giusti sarà possibile agire correttamente.
Molte volte, sbagliando, si tende a sminuire queste situazioni e a non dargli il giusto peso.
Attacchi di panico e ansia: come deve comportarsi un familiare?
Quando un familiare soffre di attacchi di panico e ansia è molto difficile stargli accanto. Oltre ad avere di fronte qualcuno che sta oggettivamente male, ci si ritrova in difficoltà perché non si sa come comportarsi e quali parole utilizzare per far star meglio la persona a cui si vuole bene.
Pensa però a una cosa importante: quello che quest’ultima sta provando è temporaneo. Se una persona sta avendo un attacco di panico o una forte crisi d’ansia, la cosa migliore da fare per essere d’aiuto è quella di essere presente.
Inoltre, se serve, respirare insieme è molto importante. Respiri profondi e lenti aiutano ad alleviare i sintomi.
E se la persona desidera stare sola?
Partiamo dal presupposto che non siamo tutti uguali e che non tutte le persone che soffrono di ansia e attacchi di panico desiderano la compagnia di qualcuno durante un brutto momento.
Molto spesso si vuole gestire il proprio malessere da soli perché, in quel dato momento, si sperimentano imbarazzo e disagio.
È importante rispettare il volere della persona e non si deve insistere nell’imporre la propria presenza, né tantomeno fare pressione.
Per cui, se non ci sono rischi di carattere medico, è consigliato lasciare la persona libera di fare ciò che la far star meglio senza, dunque, assillarla o dare consigli in modo insistente.
Sapere che c’è qualcuno lì per te in caso di bisogno è già un aiuto incredibile.
Se nonostante il supporto la persona interessata continua a stare molto male e il malessere anziché diminuire aumenta, è consigliato accompagnarla al pronto soccorso. Bisogna accertarsi che il quadro clinico sia in buona salute escludendo, così, altri malesseri dovuti a qualcos’altro.
Il malessere emotivo richiede attenzione e, nel momento in cui la sua gestione diventa complessa, deve subentrare il personale medico-sanitario al fine di fornire un primissimo supporto.
Affrontare assieme l’ansia
Ricordati che non esistono solamente gli attacchi di panico. Anche l’ansia e l’insicurezza possono minare la salute mentale non facendo vivere con serenità chi ne soffre. Spesso, chi si trova in tale situazione, rinuncia a vivere delle esperienze perché si sente insicuro e tende a isolarsi. Complice è anche la paura di esprimersi.
Per una persona che soffre di ansia clinica è importante percepire vicinanza, ma, soprattutto, è fondamentale sapere di essere ascoltato senza alcun tipo di giudizio.
E se poi quest’ultima decide di iniziare un percorso di terapia, offrirsi di accompagnarla è, anche questa, un’ottima forma di supporto.
Esserci, dunque, è un regalo prezioso che può fare la differenza.
Sentirsi rassicurati: l’ansia è anche questo
Chi vive assieme a una persona che soffre di ansia dovrebbe prestare attenzione a un meccanismo un po’ particolare. Quando si soffre di questa patologia si ha la necessità di sentirsi rassicurati e, talvolta, si tende a delegare moltissimo perché si vogliono evitare le frustrazioni.
Le persone che soffrono d’ansia, molto spesso, cercano conferme, chiedono di essere accompagnate e, a volte, lo fanno in maniera anche piuttosto insistente.
D’altro canto, si innesca nel familiare quel forte desiderio di aiutare e proteggere la persona a cui si vuole bene.
E dunque come fare?
La scelta più giusta da compiere è quella di aiutare la persona ma non di sostituirla. Quindi, piuttosto che accettare una delega proponi di “fare assieme”. In questo modo, si aiuta l’altra persona a costruire la propria autonomia.
Sostituirsi completamente significa aiutare solo temporaneamente contribuendo, così, a incentivare ancora di più il disturbo.
Un percorso terapeutico può essere utile?
La terapia è sempre utile per tutti, indipendentemente da ciò che si sta passando.
Un percorso terapeutico sulla gestione dell’ansia non fa scomparire quest’ultima in due sedute. Piuttosto, come dice il nome stesso, è un “percorso” lungo che necessita l’aiuto di uno psicologo o psicoterapeuta.
L’unica certezza che abbiamo è che ci vuole tempo.
Convivere con una persona che soffre d’ansia non è facile
Condividere la propria quotidianità con una persona che soffre d’ansia non è per tutti. Sono situazioni che potrebbero diventare faticose, frustranti e, anche, ricche di rabbia. Specialmente quando il soggetto è alla ricerca di rassicurazioni continue.
Bisogna, dunque, essere onesti prima con se stessi e poi con la persona con cui viviamo. Se noi in primis non stiamo bene non saremo mai in grado di aiutare chi ci sta accanto e di essere di supporto.
In questo caso, chiedi anche tu un aiuto per aiutare.
