Le malattie oncologiche ci fanno paura, sarebbe inutile affermare il contrario. Del resto, siamo umani e, dunque, persone con fragilità e timori.
D’altro canto, però, dobbiamo renderci conto che, quando si parla di salute, il “tempismo” è fondamentale. La prevenzione salva una vita.


Abbiamo scelto, quindi, di dedicare un lungo approfondimento agli screening che riguardano la prevenzione oncologica femminile.
Se un tumore viene “preso in tempo” la percentuale di guarigione sarà decisamente più alta
L’importanza della prevenzione oncologica femminile
La prevenzione oncologica femminile, come già accennato nell’introduzione, è fondamentale. Per i tumori femminili sono previsti degli esami che ci permettono di ottenere una diagnosi precoce e, dunque, una percentuale sempre più alta di un buon percorso di cura e di una buona guarigione.
Di conseguenza, un miglior risultato implica una riduzione della mortalità delle pazienti, ma anche degli effetti collaterali delle cure. Non dover ricorrere, ad esempio, alla chemioterapia non è cosa da poco.
La familiarità con il tumore alla mammella
È importantissimo sapere se le nostre madri, zie, cugine, nonne ecc.. hanno mai avuto il tumore alla mammella. Questo perché ci permette di agire con estremo anticipo e, dunque, fare in modo di “arrivare, in caso, prima della stessa malattia”.
Il tumore femminile più diffuso è sicuramente quello al seno: colpisce ogni anno circa 2 donne su 10. E, i nuovi studi clinici eseguiti, ci comunicano che questa malattia, oramai, colpisce donne più giovani rispetto agli anni passati.
Oggi, il tumore alla mammella, a livello clinico, è una malattia molto conosciuta, per cui, si sanno molte cose e, questo, permette ai medici di intervenire con metodiche specifiche e mirate. Per esempio, è risaputo che, per una buona percentuale di casi (circa il 20%), si tratta di una forma familiare.
La familiarità per i tumori ginecologici e per il tumore al seno è molto importante. Quest’ultimo, per esempio, è strettamente legato a quello dell’ovaio.
Le forme familiari vengono trasmesse attraverso il gene BRCA e sono estremamente studiate dai medici. Le varianti e le mutazioni sono molteplici ed è importante conoscerle approfonditamente.
Mutazione BRC1 e BRC2
Le mutazioni BRCA1 e BRCA2 sono, a livello scientifico, le più conosciute. Sottoporre la paziente a questi esami diagnostici significa comprendere fin da subito il suo quadro clinico e i rischi genetici a cui è soggetta.
Con la mutazione BRCA1 si ha un aumento, circa l’insorgenza del tumore della mammella, piuttosto significativo e, la probabilità di ammalarsi durante l’intero l’arco della vita, è pari al 60% per il seno e il 40% per l’ovaio.
In alcuni casi, vengono consigliati degli interventi chirurgici preventivi. In questo modo, si riuscirà a evitare l’insorgenza del cancro, la sua progressione e tutto ciò che comporta una malattia oncologica.
L’esame diagnostico: dove farlo?
L’esame diagnostico è consigliato a tutte le donne che hanno una familiarità importante di tumore della mammella e dell’ovaio, soprattutto con delle forme insorte in età giovanile. Sarà sufficiente rivolgersi a un centro di genetica: ti verranno fornite tutte le indicazioni necessarie per procedere con il test.
Lo sappiamo bene, non è semplice gestire informazioni di questo tipo. Sentirsi comunicare di avere un’alta probabilità di contrarre un cancro, a livello psicologico, è difficile. Però questo è l’unico mezzo che ci permette di fare prevenzione e di agire per tempo.
Le percentuali di guarigione oggi
Le percentuali di guarigione variano molto. Al di là della tempistica di intervento, dipende dalla sede, ovvero, dove è collocato il tumore.
Per quanto riguarda il tumore al seno, la percentuale di guarigione, per fortuna, ad oggi, è molto alta. Questo grandissimo traguardo è possibile grazie alla diagnosi precoce, alla ricerca e ai programmi di screening.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare il significativo miglioramento delle cure. Oggi abbiamo la terapia ormonale, per esempio, che ci permette di controllare la malattia a distanza anche di molto tempo.
Un tumore definito “cronico”
Il tumore al seno sta diventando una sorta di “tumore cronico”, cioè, si stanno trovando delle cure anche per la malattia metastatica. Quindi, anche una donna che ha una progressione o una progressione recidiva della malattia riesce, in realtà, a sopravvivere a lungo.
Questo è possibile grazie ai farmaci che permettono di “congelare la malattia” e, quindi, di permettere alla paziente di vivere anche con quest’ultima in corso. Un campo di ricerca estremamente nuovo.
I tumori ginecologici
I tumori ginecologici sono svariati. La prognosi per il tumore del collo dell’utero è abbastanza buona, ma soprattutto in questo caso, la prevenzione ha un ruolo ancora più importante.
Negli anni si è potuto appurare una riduzione importantissima circa il numero delle pazienti affette da questo tumore. I dati scientifici sono ottimi e ci fanno ben sperare.
Inoltre, sempre per quanto riguarda il tumore del collo dell’utero, è possibile usufruire di due strumenti straordinari, quali: il Pap Test e il test per la verifica della presenza del papilloma virus.
Molto diversa, invece, è la situazione per il tumore ovarico. Non esiste un test di prevenzione in grado di capire in anticipo se sono presenti delle anomalie. Ad oggi, l’unico strumento possibile è la diagnosi. Anche in questo caso, se c’è una forte familiarità a questa tipologia di tumore, sarà consigliato effettuare un test genetico preventivo.
Papilloma virus (HPV): il vaccino
Il vaccino del papilloma virus (HPV) è importantissimo e copre 9 ceppi, dando così una protezione fino al 90%. L’ideale sarebbe farlo verso i 12-13 anni, quindi prima di iniziare l’attività sessuale. Tuttavia, è possibile vaccinarsi fino al 46esimo anno di età.
È però importante sottolineare che, al momento, il vaccino non è utilizzato come terapia. Specifichiamo, inoltre, che sono attualmente oggetto di studio altri vaccini con scopo terapeutico.
I programmi di screening regionali
Ogni regione ha i propri programmi di screening e la partecipazione è sempre consigliata.
Lo screening per il tumore del collo dell’utero prevede l’esecuzione di un HPV test. Se il risultato è positivo, alla paziente viene eseguito anche un Pap Test. Quest’ultimo permette al medico di osservare la presenza, o meno, di una lesione pretumorale causata, appunto, dal papilloma.
Il solo Pap Test non è sufficiente: la paziente potrebbe risultare negativa pur avendo comunque sviluppato il papilloma.
Tieni presente che: avere un’infezione da papilloma non vuol dire avere automaticamente il tumore del collo dell’utero. Piuttosto, significa avere un fattore di rischio e, in molti casi, tale infezione si risolve da sola.
Sono molto poche, fortunatamente, le donne che sviluppano prima una lesione precancerosa e poi un tumore.
Lo sviluppo del tumore del collo dell’utero è piuttosto lento, per cui, ancor di più, gli esami di screening sono fondamentali. Se si effettuano regolari controlli, ad una signora che presenta un’infezione non verrà diagnosticato un cancro, bensì una lesione cancerosa benigna. Quest’ultima verrà eliminata e la paziente non svilupperà mai il cancro del collo dell’utero.
In caso di positività, sarà il medico a suggerirti la frequenza dei controlli. Se invece l’esame risulta negativo, potrai effettuare un ulteriore HPV test a distanza di 5 anni.
La prevenzione inizia dall’adolescenza
La prevenzione inizia a 12 anni con la vaccinazione per il papilloma virus.
Intorno ai 14-15 anni sarebbe indicato fare una prima visita ginecologica, indipendentemente se si pratica già dell’attività sessuale. Si controllano, generalmente, i genitali esterni e si prosegue con un’ecografia dall’esterno per controllare utero e ovaie.
Gli stessi consultori sono molto utili: hanno uno spazio dedicato agli adolescenti e, spesso, vengono organizzati degli incontri dove ci si confronta e si fa educazione sessuale.
La prevenzione per il tumore ovarico si effettua mediante una visita annuale.
La frequenza dei controlli, per quanto riguarda la mammografia, è di 24 mesi: questo per quanto riguarda gli screening regionali. L’ecografia, invece, è un esame aggiuntivo che, di solito, se il radiografo ha qualche sospetto, la si fa nell’immediatezza.
Già dal 25esimo anno di età, dato che il tumore del collo dell’utero colpisce pazienti sempre più giovani, si procede con un HPV test ogni 5 anni (in caso di negatività) fino ai 65 anni.
Anche l’esame del sangue occulto nelle feci è importantissimo: il tumore del colon colpisce un gran numero di persone. Dai 50 anni in poi, sarà bene sottoporsi anche a questo controllo.
E poi, chiaramente, non dobbiamo dimenticarci della visita annuale presso il nostro ginecologo o ginecologa di fiducia.
